venerdì 14 febbraio 2014

FILM DIMENTICATI : “Il Cigno” di Charles Vidor


“La verità, Altezza, è che Lei non mi vedrà mai come uno di voi”. Così diceva il povero professor Agi ad una altera e (forse) mai così bella Grace Kelly in una delle scene per cui questo film, se non proprio per altri lampanti meriti, si guadagna di diritto un posto nella galleria dei grandi film degli anni ’50.

 Il Cigno (USA 1956) è una interessante produzione MGM per la regia di un mostro sacro come Charles Vidor (Gilda, Addio alle Armi) e per un cast di altrettanti attori super affermati: Grace Kelly, Alec Guinness e Louis Jourdan.

In un immaginario principato del centro Europa, ai primi del novecento. La giovane principessa Alessandra (Grace Kelly) è in età da marito e la madre Beatrice (Jessie Roy Landis), donna che ancora lamenta la perdita del trono a causa di Napoleone – e perciò pretende che i figli non studino nulla che riguardi il generale francese asserendo che “quell’uomo non è mai esistito”, - cerca in tutti i modi di far innamorare il cugino Alberto (Alec Guinness), effettivamente sul trono, della bellissima ma algida figlia.

Intanto la ragazza, che nel tempo libero tira anche di scherma (cosa in effetti un po’ strana, per l’epoca), è segretamente attratta dal Professor Agi (Louis Jourdan), un giovane ungherese che fa da precettore ai figli della principessa Beatrice. Forse non lo ama davvero, ci suggerisce più volte il regista, ma lo ama per come può una ragazza alla sua prima esperienza. In più, e non guasta, la giovane sente per l’uomo una pietà che le deriva dal vederlo quotidianamente umiliato dalla madre che invece lo tratta come si tratterebbe un mobile.

Un bel giorno Alberto arriva a palazzo (che poi è in realtà una di quelle grandi case americane del Sud di proprietà dei Vanderbilt, come ha ben ricostruito altrove Olghina di Robilant che in quella casa era stata ospite da piccola) e tutti si mettono sull’attenti per riceverlo a dovere e fare in modo che si innamori della bella principessina. Tutti, in effetti, tranne Alessandra che in un empito di femminismo ante litteram si indispettisce d’essere una pedina scambiata nella politica matrimoniale e si impegna a dismisura per risultare sgradevole al cugino.

La madre quindi, per correre ai ripari, organizza un ballo e le permette di invitarvi anche il buon Agi, al fine di attirare la figlia dopo averne intuito la preferenza per il giovane studioso. Memorabile la frase di Beatrice alla figlia che le chiede se deve o no ballare col professore: “Cara, fai questo sforzo. So che non è proprio uno di noi, ma è pur sempre una creatura di Dio… E poi, avrai i guanti.” 


Al ballo succede l’impensabile: Alberto infastidisce Alessandra che per ripicca bacia il professorino, ormai già perso d’amore per lei. Infine, lo zio dei principini – un monaco che tempo addietro aveva volontariamente abbandonato quella vita di agi e ipocrisie, - convince i due giovani che a continuare quella relazione nessuno dei due renderebbe felice l’altro, perché entrambi provenienti da mondi troppo diversi ed incomunicanti.

Il film quindi si chiude con Alessandra, sulla terrazza del palazzo, con a fianco Alberto che le prende la mano senza che lei, finalmente, la ritragga. Tu sei uno di quei cigni – le dice lui – altera e fiera, vorresti salire sulla terra ma sai, in fondo, che potrai star bene solo al centro del lago.

Il film si rivelò, per la MGM, un piccolo disastro. A dispetto dei grandi costi di produzione, del fatto che se ne posticipò l’uscita affinché coincidesse con il matrimonio tra la Kelly e Ranieri di Monaco (il cui regalo di fidanzamento, un grosso brillante, l’attrice indossa durante la scena del ballo), la pellicola chiuse in perdita.

Molti critici attribuiscono questo fallimento in parte alla filosofia dominante del film. Lungi dall’essere una storia con un ovvio happy ending, si tratta di un prodotto che propone al contrario un ‘ritorno al passato’: difende l’etica di classe e quasi la radica nell'ontologia stessa delle persone, dando l’impressione di non voler per nulla criticare l’ordine aristocratico e borghese ma anzi darlo come unico sistema sociale possibile.

In realtà, a ben vedere, il film è spesso ironico e, per coloro che hanno pazienza di osservare attentamente, segni di critica sociale ce ne sono molti. Tutti quanti, in un modo o nell’altro, confluiscono prospetticamente nel personaggio dello zio monaco (Brian Aherne) che, sebbene scoraggi i due giovani innamorati, non fa che punzecchiare la sorella Beatrice rimproverandola per i suoi atteggiamenti snob e antiquati.

Si può ben dire che il film si regge su due cose: la principesca bellezza di Grace Kelly (altrettanto bella, forse, solo in Alta Società al fianco di Bing Crosby) e l’altera naturalezza di Alec Guinness (di cui l’attore darà altra eccellente prova ne Il Piccolo Lord).

Una parola va detta anche sulla zia Sinforosa (Estelle Winwood), una irresistibile parente sull’orlo della demenza senile, che è, ove possibile, persino più classista e caustica della nipote Beatrice: non ne siamo certi, ma non è escluso che il personaggio di Lady Violet nella famosa serie Downton Abbey non debba un pochino anche a lei.

Probabilmente non si può dire che sia un grande film, e siamo d’accordo, ma di certo non merita di giacere tra i Dimenticati, sebbene ad oggi, qui da noi, sia indisponibile anche nelle più grandi videoteche.

Nessun commento:

Posta un commento