domenica 16 febbraio 2014

REMAKE : “Blue Lagoon – Il Risveglio”


Alzi la mano chi, negli anni ’80, si innamorò follemente di Brooke Shields naufragata sull’isola deserta nel film Laguna Blu. Tutti. Infatti, si può ben dire che la pellicola che fece conoscere al grande pubblico l’attrice americana sia, nel suo genere, un piccolo capolavoro, una chicca che ha fatto scuola e impostato tutte le produzioni successive che volessero condire Daniel Defoe con D.H. Lawrence.

Locandina originale de "Incantesimo
nei mari del Sud" (1949)
E non intendiamo solo i film direttamente ispirati. In quel senso, basterebbe citare Paradise del 1982, un tipico prodotto Exotic Teen che fa il suo dovere e regala un sacco di sogni ai giovincelli che si affacciano alla maturità. Phoebe Cates è ben più che solo carina e le riesce di cantare un motivo, Paradise appunto, che resterà in classifica per diverso tempo e diverrà una sorta di colonna sonora delle storie stile ‘amanti sperduti’.

Va detto però, da subito, che Blue Lagoon è superiore sia a Paradise, che in fondo cercava solo di sfruttarne l’onda lunga di successo, che anche a Ritorno alla Laguna Blu, una sorta di remake del 1991 che tuttavia aveva lasciato piuttosto delusi. Partendo dal fatto che il film del 1981 è esso stesso un rifacimento de Incantesimo nei mari del Sud del 1949 che aveva, nel cast, Jean Simmons e che era, per forza maggiore, assai più pudico, si può dire che raggiunga un equilibrio realizzativo tra trama, attori e ritmo che ne fa di certo un punto di riferimento.

Locandina de "Blue Lagoon: The
Awakening"
Nel 2012 è Mikael Salomon (Abyss, Aracnofobia, Cuori Ribelli) che ci riprova con una produzione per la tivù americana, facendoci capire sin dal titolo che il richiamo all’originale è e vuole essere forte: Blue Lagoon – Il Risveglio, riproposizione della storia di due adolescenti lasciati a se stessi su un’isola deserta ma declinata in tempi contemporanei.

Emma (Indiana Evans) è una bellissima ragazza di un liceo americano – e nei tratti, in effetti, ricorda proprio Brooke Shields da giovanissima, - popolare tra i compagni di classe, amata dai genitori e romantica come lo può essere una giovane di quell’età. Nella stessa classe ha per compagno Dean (Brenton Thwaites), un atletico ragazzone che a scuola tutti chiamano il ragazzo solitario (un po’ come Ephram di Everwood) perché se ne sta sulle sue, non si lascia prendere dal mainstream che domina i compagni e se ne infischia, almeno in apparenza, di piacere alle ragazze o di giocare nella squadra di football.

Si capisce, da qualche sguardo, che i due giovani non sono indifferenti uno all’altra ma in quel modo che può sfociare in reciproca attrazione o, più spesso, in reciproca antipatia. Si ignorano ma si scrutano.

La svolta della trama la si ha con una gita scolastica a Trinidad, nei Caraibi. Lì, una sera, il gruppo di giovani partecipa ad una festa su uno yacht e Emma, perduto l’equilibrio mentre la Guardia Costiera abborda la barca, cade in acqua. Dean la nota e si tuffa a salvarla. I due salgono sul gommone dello yacht che intanto viene portato via dalle autorità, del tutto ignare della presenza dei due futuri naufraghi. Da qui in poi i ragazzi vanno alla deriva sinché arrivano su un’isola.

Dapprincipio è tutto un cliché più o meno ovvio: si cerca di capire se l’isola è un’isola, se è abitata, dove si trova nel planisfero mondiale. Insomma, basterebbe prendere in mano Robinson Crusoe per ritrovarci la sceneggiatura della prima mezz’ora del film.

Poi però le cose cambiano. Come per il precedente anni ’80, ciò che interessa a questo film non è tanto l’isola deserta in sé e per sé ma piuttosto come un ambiente chiuso, in questo caso un’isola, possa influire sul comportamento e sui rapporti di due persone fondamentalmente attratte una dall’altra.

Dopo un primo momento di diffidenza da parte di Emma, poco convinta dall’atteggiamento eccessivamente tranquillo e sicuro di sé di Dean, tra i due naufraghi comincia a nascere una prima intesa, il tutto mentre, con un montaggio alternato un po' scontato e ripetitivo, il regista ci mostra i genitori dei ragazzi che si recano ai Caraibi per ritrovarli.

Nei tre mesi che trascorrono sull’isola, Dean e Emma scoprono, com’è di rigore in una produzione di questo tipo, il sesso e il piacere di un’intimità forzata ma soprattutto costruiscono un rapporto di quotidianità, vicinanze e piccole tenerezze che viene favorito dal trascorrere del tempo in un contesto separato dal resto del Mondo. Non ci sono i compagni che dichiarano ‘sfigato’ lui o che si aspettano che lei lo eviti, non ci sono imbarazzi sessuali e sociali in una vita quotidiana che prevede la nudità come sopravvivenza all’intenso calore equatoriale, non ci sono differenze tra le famiglie di provenienza da far pesare. Sono uomo e donna allo stato primordiale.

Infine i due giovani vengono trovati e recuperati da un aereo e così restituiti alle famiglie. Vengono anche, naturalmente, immersi di nuovo nell’ambiente in cui erano dei perfetti estranei con Emma sempre più avviata a divenire la reginetta della scuola - ora che è pure armata di una storia pazzesca da poter raccontare - e Dean che da tutti viene visto come il misantropo con cui la povera ragazzina ha dovuto convivere per ben tre mesi.

E c’è da dire che Emma, cedendo agli impulsi della socialità, non fa nulla per smentire queste impressioni. Bella la scena in cui, la prima sera che passano separati dopo la lunga e coatta convivenza, Dean bussa alla finestra della casa di Emma per parlarle: per un momento sembra che tutto sia come sull’isola ma poi la giovane lo prega di andarsene ché i genitori potrebbero chiamarla a cena. Di certo, è un piccolo tocco che sembra ricordare la sequenza di Cast Away nella quale Tom Hanks, tornato a casa ed alloggiato in un prestigioso Hotel, si mette a dormire per terra, oramai disabituato a tutto ciò che è soffice e ‘facile’.

E’ al ballo della scuola, al quale sembra che Dean in un primo tempo non voglia partecipare, che Emma si rende conto del suo errore: forse il ragazzo non è popolare, forse non gioca a football, ma è comunque colui che c’era quando lei aveva paura, che le dava la sua camicia quando lei aveva freddo e che le procurava da mangiare quando lei aveva fame. In altre parole, c’era nel prendersi cura di lei.

Al di là del fatto che una simile pellicola possa piacere, ovviamente, ad un pubblico di adolescenti, trova il suo punto forte proprio nel suo essere una sorta di bildungsroman a due in cui la separazione dal mondo costringe due teenagers a diventare adulti prima del tempo e a prender coscienza di cosa sia davvero volersi bene.

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