domenica 27 aprile 2014

“Brisby e il segreto di NIMH” di Don Bluth


Personalmente, non sono mai stato tra coloro che definiscono la Disney il MacDonald’s dell’animazione americana. Al contrario, trovo che Walt Disney sia stato una delle grandi personalità artistiche del ventesimo secolo: ha a tal punto contribuito a plasmare il nostro immaginario che sarebbe da sprovveduti riservargli un’alzata di spalle definendolo un semplice creatore di blockbuster.

Tuttavia, proprio perché penso che siamo tutti ‘figli’ di Disney, quando parliamo di animazione, risulta ancora più interessante dare uno sguardo a tutto ciò che, nel campo dei ‘cartoni animati’, è non-Disney.

E’ il caso del tenero e toccante Brisby e il segreto di NIMH (1982), del regista americano Don Bluth (Fievel sbarca in America, Alla ricerca della Valle Addormentata, Charlie – Anche i cani vanno in paradiso, Pollicina, Anastasia), per anni animatore della Disney – dove aveva collaborato a grandi capolavori come La Bella addormentata nel bosco e Robin Hood, - e quindi fondatore di un proprio studio di produzione in cui voleva ricreare quella magia che, a suo avviso, nel tempo la Disney era andata smarrendo.

La trama del film, tratta dall’omonimo romanzo di Robert C. O’Brien, è intrigante ed ingegnosa ad un tempo. La signora Brisby, una topolina che vive in un vecchio laterizio abbandonato in un campo agricolo, cresce i suoi tre piccoli tra le ordinarie difficoltà della vita: è infatti vedova, anche se vedova di Jonathan Brisby, un ‘ratto’ il cui nome ingenera ancora rispetto tra gli altri roditori.

Brisby ha un problema. Con l’avvicinarsi della stagione in cui il contadino Fitzgibbon ara il proprio campo, lei e la famiglia dovranno lasciare la casa ma il suo figlio più piccolo, Timothy, è malato di polmonite e non può essere spostato così lei dovrà trovare il modo di muovere l’intera abitazione. Su consiglio di Zia Bisbetica, Brisby si reca dal Grande Gufo, sorta di oracolo a metà tra il santone e lo stregone, che le suggerisce di rivolgersi ai Ratti che abitano il cespuglio dei rovi.

Brisby e Nicodemus al Cespuglio dei Rovi
Giunta al misterioso cespuglio, dietro al quale si apre un mondo sotterraneo di cunicoli e vaste lagune, Brisby riesce a parlare con Nicodemus, il carismatico ed anziano capo dei Ratti, il quale, in un primo tempo diffidente, le dona poi un prezioso amuleto dopo aver appreso che lei è la moglie di Jonathan Brisby.

Lo spettatore, che sin qui ha già capito che siamo di fronte ad un film d’animazione un po’ diverso dal solito, viene messo a conoscenza del fatto che i Ratti, specie cui apparteneva anche il marito di Brisby, sono i reduci di un curioso quanto brutale esperimento umano avvenuto in un laboratorio denominato NIMH: facendo ricerche sul potenziamento dell’intelletto, gli scienziati hanno donato a questi topolini di campagna delle facoltà mentali superiori. Jonathan, il marito della indifesa signora Brisby, è colui che ha ideato la fuga delle cavie dal laboratorio perdendo poi la vita nell'evasione.

Il flashback sulla storia del NIMH
Cornelius, tuttavia, un altro ratto, mira a destabilizzare la leadership di Nicodemus, che invece vorrebbe condurre i Ratti – sempre minacciati da Fitzgibbon e dal NIMH che li vogliono sterminare, - nella quiete di Valle Spinosa. Brisby, quasi senza rendersene conto, con l’aiuto del coraggioso Giustino, dell’impacciato corvo Geremia e sfuggendo alle grinfie di Dragon, il gatto dei Fitzgibbon, riesce da un lato a portare in salvo la propria famiglia (grazie ai poteri magici dell’amuleto) e dall’altro a sconfiggere il partito di Cornelius ed a fare quindi in modo che i Ratti raggiungano incolumi Valle Spinosa.

Bisogna dar atto a Don Bluth che lo scopo che si era prefissato, ricreare la vecchia magia per cui la Disney era nota, sembra a tutti gli effetti raggiunto. La commistione tra Scienza e Magia, tra Razionale e Irrazionale, la fusione tra serio e faceto, ilare e triste, sono tutte polarità che fanno parte di questo film e lo impreziosiscono, facendone un ottimo prodotto che sa toccare le corde del tragico non lesinando il divertimento.

Brisby e Geremia
A livello tecnico, è in tutto e per tutto un cartone animato degli anni ’80, sia cromaticamente che morfologicamente. Non siamo di fronte all’antropomorfizzazione a volte troppo spinta della Disney ma non si può nemmeno assimilare il tratto di Bluth a quello di Martin Rosen ne La collina dei conigli in cui vi è un totale quanto evidente rifiuto di donare agli animali anche una pur minima somiglianza con l’essere umano.

I colori, chiari e ben nitidi all’inizio della pellicola, tendono a scurirsi dalla metà in poi per ritornare sfavillanti una volta che Brisby e la sua famiglia riconquistano una serenità quasi bucolica nella nuova casa. La sequenza in cui Giustino e Brisby, tra rocce e fango, combattono contro Cornelius che ha appena ucciso Nicodemus ricorda, per alcune sfumature, il disegno del coevo Taron e la pentola magica, solitamente definito dai critici ‘il punto più basso’ della produzione Disney.

Della scuola dello ‘zio Walt’ questo lungometraggio trattiene soprattutto l’idea fondante secondo la quale se una storia parla di animali, sono gli animali che dobbiamo vedere e non le persone. Come in Lilli e il Vagbondo, dove Gianni e Tesoro sono addirittura solo dei piedi cui si congiungono delle gambe (del resto è quella la prospettiva del cane), anche qui Fitzgibbon, sua moglie e suo figlio, seppur visti in viso, non sono che fugaci apparizioni prive di sostanzialità, quasi dei burattini mossi dagli animali, siano essi i Ratti super-intelligenti del NIMH o l’odioso gatto obeso Dragon.

L'iconografia mosaica di Nicodemus
Forte, anche se non di immediata decodificazione, l’eco biblica: non solo nell’onomastica dei personaggi - dove pure è ovvia, basti pensare a Geremia, Nicodemus, Jonathan, Timothy ecc. – ma anche e soprattutto nella costruzione scenica, con Nicodemus che si protende sopra la pozza di fango in cui sta sprofondando la casa dei Brisby ed apre le braccia come Charlton Heston-Mosè ne I Dieci Comandamenti di Cecil B. DeMille. D’altra parte, anche il suono ha suo ruolo e la scena è tutta accompagnata da una musica che sembra presa di peso da Ben-Hur.

Come s’è detto, i nomi stessi non sono scelti a caso. Se Jonathan è coraggioso come l’omonimo e biblico figlio del re Saul, Nicodemus è un vecchio sapiente proprio come il suo omonimo evangelico era un saggio ‘dottore della Legge’. Geremia, per contro, viene utilizzato in chiave rovesciata con un ruolo volutamente parodistico, creando un personaggio che serve quindi a stemperare la tensione peraltro alta di tutto il film.

In effetti, ed in questo Don Bluth si distacca in maniera fondamentale dalla produzione Disney, Brisby è una storia che non è priva di asperità e di crudezza: basti pensare alla scena in cui Nicodemus muore, ucciso a tradimento da Cornelius, schiacciato dal peso della casa dei Brisby. Vero che non vediamo il cadavere del ratto – è pur sempre un film per bambini, - ma nella soggettiva che il regista attribuisce a Giustino, appena giunto sul luogo della tragedia, osserviamo l’abito mosaico e parte della profetica barba del topo spuntare dal fango.

La casa dei Brisby salvata dal fango
Del resto, la scelta stessa del tema portante del film è ben poco disneyana. L’idea che gli uomini, il Governo e le Autorità, possano assumere il ruolo di aguzzini e torturatori di poveri animali indifesi non rientra minimamente nel cosmo ordinato e felice del conservatore Walt Disney.

Tutta la pellicola, poi, è impreziosita, con gusto mai eccessivo, da tocchi di regia molto azzeccati: il momento in cui Brisby si introduce nella cucina dei Fitzgibbon, attraverso un buco nelle assi di legno del pavimento che funge anche da ‘occhio di bue’ che convoglia la luce e la nostra attenzione sulla topolina impaurita; le bolle di sapone che si alzano dal bucato e riflettono Zia Bisbetica mentre parla con i piccoli Brisby che attendono, fiduciosi, quale sarà il destino della loro piccola casa.

In breve, un film che merita d’esser visto e che è una splendida prima prova di un grande dell’animazione contemporanea.

Nessun commento:

Posta un commento