venerdì 13 giugno 2014

FILM DA RISCOPRIRE: “Lo Schiaccianoci in 3D” di Andrej Konchalovsky


A Natale, alcune cose sono dei veri e propri must. Tra queste, specie nei paesi anglosassoni, si annoverano almeno due capisaldi: la commedia Peter Pan di J.M. Barrie (in seguito romanzo e quindi film) e il balletto Lo Schiaccianoci, con musiche di Tchaikovsky e basato su un racconto dello scrittore romantico tedesco E.T.H. Hoffmann, in seguito rimaneggiato persino da Alexandre Dumas.

Va dato atto quindi al regista russo Andrej Konchalovsky (Tango & Cash, The Lion in Winter) di aver avuto coraggio: senza tema di giocare con una storia cara a grandi e piccini ne restituisce una visione sua personale, forte e tenera ad un tempo, connotandola così pesantemente di interpretazioni fuori dai canoni da attirarsi le ire di quasi tutta la critica ‘ufficiale’ che ha etichettato il film Nutcracker. The Untold Story (UK/Ungheria 2010) come un orrido pastiche uscito da una mente allucinata.

Certo, se volessimo ritrovare in questa pellicola la dolce, rassicurante e tranquilla magia dei natali passati in famiglia a vedere la VHS de La favola del Principe Schiaccianoci (in sé comunque un ottimo prodotto), ne rimarremmo fondamentalmente delusi. Il regista non vuole rassicurarci. Al contrario, mira chiaramente ad inquietarci.

E d’altra parte non dovremmo dimenticare che Hoffmann, funzionario statale irreprensibile che però conduceva una doppia vita nella quale l’arte rappresentava una indubbia valvola di sfogo, scrisse questo racconto natalizio proprio per ‘rivoluzionare’ il modo di fare narrativa per ragazzi: troppo razionalista, secondo lui, il modo in cui venivano allevati i giovani nella Germania kantiana dei piccoli principati. Predicando un ritorno al mistero, alla magia, all’ignoto, l’autore tedesco in fondo si poneva come obiettivo quello di scardinare l’ordine costituito.

Zio Albert e la lavagnetta
L’esatto opposto di ciò che la sua favola, nei due secoli successivi, è andata a simboleggiare. Pupazzotti francamente deprimenti che rappresentano un Topo Re ridicolo e risibile, soldatini che sono giusto dei bambolotti, bambolone che divertono le mamme ma ben poco i figli.

Konchalovsky non ci sta e torna all’inquietudine che Hoffmann immaginava per questa storia. Innanzitutto la casa di Marie (nel balletto Clara) è a Vienna, la Vienna degli anni ’20 e di Freud: tappezzata di Klimt e con il padrino Drosselmeier che è un pacioso signore (Nathan Lane) con le fattezze di Albert Einstein e che appunto parla di relatività e scrive sulla lavagnetta dei figliocci E=mc2 quasi a dirci che la Scienza è, a suo modo, una forma di magia.

La piccola Marie (Elle Fanning), insieme al vivace ed insopportabile fratello Max (Aaron Drozin), viene trasportata in un mondo parallelo – che però non è il mondo di glassa e marzapane cui ci hanno abituato le consuete riduzioni, - in cui il povero Schiaccianoci (Charlie Rowe) è un principe spodestato e tramutato in statuina di legno dalla perfida regina madre dei topi (una divertentissima Frances de la Tour), regal genitrice dell’imbelle e discretamente idiota Re dei Topi (un bravissimo John Turturro).

Viene dato ampio spazio al conflitto generazionale genitori/figli, con il padre Jozef (Richard E. Grant) che non crede alla figlia mentre lei gli racconta delle sue scorribande in un mondo onirico che è già tutto freudiano.

Marie e Schiaccianoci
L’universo parallelo in cui Schiaccianoci dovrebbe regnare ma nel quale gli è inibito persino di essere forma umana è un paese che era stato felice e colorato ma che ora vive sotto la tirannia – o il totalitarismo, è il caso di dirlo, - della stirpe dei Topi, figure umanoidi dalla faccia puntuta, tendenzialmente stupide, dotate di tecnologia steampunk e caratterizzate da un’iconografia sostanzialmente nazista: stivaloni neri chiodati, lunghi cappotti di pelle scura, elmetti prussiani e cani metallici dalle fauci che sembrano seghe elettriche.

Il Re dei Topi come 'grande dittatore'
Il Re dei Topi, personaggio a metà tra un megalomane e un adulto cerebroleso (anche in questo il riferimento è a svariati dittatori realmente vissuti), non sopporta la vista del sole: ecco che allora gli abitanti del regno sono costretti a lavorare in orride e calienti fornaci in cui si bruciano tutti i giocattoli dei bambini, sublimazione forse sin troppo evidente di altri ben più feroci crematori e di un mondo, quasi infernalmente tolkieniano, in cui la tecnologia opprime la natura devastando l’umanità stessa del genere umano.

Con l’aiuto di Marie, Schiaccianoci sarà in grado di sconfiggere questi ratti malefici e di riportare la luce del sole nel suo regno. Ma ogni sogno ha un termine e la ragazzina dovrà, giocoforza, svegliarsi nella realtà che, pur più tranquilla e sicura, non le potrà rendere l’ebrezza delle avventure appena trascorse. Zio Albert, lo zio che ‘non la racconta tutta giusta’, si presenterà però la mattina stessa con un nuovo amico: un bambino da poco andato a vivere vicino a casa sua il quale altri non è, ovviamente, che Schiaccianoci.

I topi dalle fattezze naziste
Questa strana e tuttavia affascinante pellicola è stata tacciata d’essere una rivisitazione quasi psichedelica, incubesca e francamente terrorizzante di un classico per famiglie. Si è detto che l’uso del 3D è stato pessimo e che in generale si potrebbe quasi parlare di un B Movie in senso proprio: d’altra parte il botteghino, con esiti fallimentari, non ha potuto nemmeno coprire le spese di produzione.

Cionondimeno il film regge bene, attira, ha ritmo: il regista è capace di smorzare la tensione con parentesi comiche di sicuro effetto, come le esibizioni canore del Re dei Topi o la toeletta obbrobriosa della Regina Madre. Già, perché la tensione va smorzata, ce n’è moltissima e questo è un altro merito del regista: farci capire che dietro alle favole per bambini c’è e può esserci un mondo di Male e che esse sono un vademecum che noi adulti dovremmo fornire ai piccoli perché essi sappiano poi, nella vita, come fronteggiare quel Male catarticamente osservato da piccoli nelle fiabe. I Topi quindi non sono roditori con le fattezze da cartone animato, sono piuttosto ufficiali delle SS che incutono il medesimo timore dei loro colleghi reali e in carne ed ossa.

Inseguimenti mozzafiato, macchine simil vittoriane, riprese frammentate e stupendi campi lunghi sia del mondo ‘usuale’ di casa visto con gli occhi di una Marie rimpicciolita che del vasto regno di Schiaccianoci osservato dal pinnacolo dell’albero di Natale di casa Stahlbaum.

Magari non era un film da Oscar – concesso – ma certo è una riflessione abbastanza intelligente e ben realizzata da non meritare il dileggio cui è stata sottoposta dalla critica.

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