mercoledì 24 maggio 2017

COMICS : il ‘Pippo Reporter’ di Stefano Turconi e Teresa Radice

I personaggi ideati da Walt Disney, specie in area italiana, hanno vissuto tante vite diverse, dal Topolino delle prime avventure di Gottfredson, un esserino tutto nero con un paio di braghette rosse a bottoni dorati, fino al PK super fantascientifico che oggi troviamo in edicola in versione giant. Alcune di queste sono operazioni di rivisitazione davvero interessanti, altre magari sono meno sensate o meno appassionanti, da Fantomius ladro gentiluomo precursore di Paperinik fino ad arrivare alle avventure intergalattiche di Star Top.

Tra le tante variazioni sul tema, però, se ne segnala una davvero pregevole, carica di estetica armoniosa e dotta in modo leggero e divertente. Pippo Reporter, sceneggiata da Teresa Radice e disegnata da Stefano Turconi, è in questo periodo in edicola per i tipi di Panini Comics – Definitive Collection che ha riunito i diversi episodi apparsi in precedenza su Topolino settimanale consegnandoci una sorta di cofanetto completo.
L’idea di portare le peripezie di Pippo (quando si parla di Pippo, in effetti, più che avventure son peripezie) nei ruggenti anni ’20 non è magari troppo originale; anzi, a dire il vero non fa che riportare il personaggio dall’eterno presente disneyano al reale contesto storico che lo vide nascere insieme all’amico Mickey Mouse.

Ciò che invece davvero sorprende e rende questa serie originale quanto basta per avvincere il lettore anche più cinico è la scelta – matura e adulta, - di lasciare Topolino in disparte, di andare a scovare quel periodo in cui i due eterni amici ancora non si conoscevano. Questo però senza separare la coppia di (futuri) amici: squadra che vince non si cambia, così il trait d’union tra i due diviene Minni, spigliata ragazza anticonformista vicina di casa di Pippo e alle prese con un fidanzato, Topolino appunto, che le dà sempre buca e che noi vediamo solamente di spalle.

 Pippo è un ottimista, un inguaribile spensierato carattere un po’ babbeo che si ritrova per puro caso ad essere assunto come giornalista al Morning Blot, il più importante quotidiano della New York in cui questi personaggi sono calati. Il proprietario e direttore del Blot si chiama Basil Blackspot, Macchianera non per caso, ed è un torvo personaggio che cela dietro la sua rispettabile figura di magnate della stampa una losca relazione con la banda criminale di Pietro Gambadilegno e di suo cugino Plotty Plottigat, acquartierati su un vecchio cargo dal nome di Regina dei Mari costantemente alla fonda in porto.
A fianco di questi personaggi principali ritroviamo tutto o quasi il cast disneyano di sempre, da Orazio che diviene il sindaco Horace Horse fino alla sua lei, Clarabella, che in questa serie è una improbabile indovina di origine francese, Claire La Belle, proveniente dal superstizioso Sud degli States, quello del jazz e dei grandi battelli a vapore. Come spesso accade, i più irresistibili personaggi, oltre allo stesso Pippo, sono proprio i malviventi: dall’energumeno Plottigat sempre costretto alle mansioni più umilianti (per esempio divenire l’allievo del pianista Duckmaninoff al fine di rubargli l’uovo Paperger scampato alla Rivoluzione d’Ottobre) sino ad arrivare a Biagio Presagio, una sorta di avvoltoio - simile ai Tonto e Crucco del Robin Hood Disney (1973) di Wolfgang Reithermann, - che si esprime in rime con detti jettatori provenienti dal Sud Italia.

Va detto però che Pippo Reporter non è solo divertente, è anche e soprattutto un pregevole tentativo di avvicinare i più piccoli ad un periodo, i roaring twenties, leggendario eppure ormai così lontano. Il tratto delle tavole è pulito ed il colore vivace ma mai esagerato; la ricerca storica su cui si fonda questo prodotto editoriale è davvero lodevole, con citazioni continue e tuttavia mai invasive o didascaliche.
Per fare un esempio, basti pensare a Pippo seduto con Pluto a cavalcioni dell’intelaiatura di un grattacielo, chiaro omaggio alla notissima fotografia Lunch atop a skyscraper di Ebbets. Se ciò non bastasse, si possono citare l’introduzione di personaggi come, appunto, il musicista Sergey Duckmaninoff, riferimenti a Charles Lindbergh come pure a Louis Armstrong o magari alla poetessa Emily Duckinson. Pippo Reporter quindi non è, semplicemente, la solita storia Disney calata in un periodo piuttosto che in un altro: è una piccola enciclopedia degli anni ’20 ad uso dei più piccoli e, con notevole divertimento, anche dei più grandi.


La conoscenza che i due autori hanno del mondo disneyano, della storia del periodo e del cinema più in generale è davvero notevolissima. Se nell’episodio Scuola di Volo Minni, temporaneamente segretaria (cambia continuamente lavori, durante tutta la serie) di Charles Lindbergh, fa riferimento al suo ‘fidanzato’ che avrebbe costruito un aereo tutto da solo, strizzando così l’occhio a Plane Crazy (1928), il primo cartone animato in cui Disney fece apparire Mickey Mouse, sempre nella medesima storia, aguzzando la vista, possiamo notare che tra i modellini della scuola di volo di Lindbergh è appeso un piccolo idrovolante Savoia S.21 rosso, l’indimenticabile velivolo di Marco Pagot nel Porco Rosso (1992) di Hayao Miyazaki.

Ciò che stupisce è che finito di leggere anche l’ultimo episodio, nel quale infine Pippo incontrerà Topolino facendoci presto amicizia, è che del topo non avevamo, per ben quindici puntate della serie, sentito alcuna mancanza.
Forse perché l’ingenuità di Pippo, incapace di scorgere il male anche quando esso gli si para davanti nel più riconoscibile aspetto di Basil Blackspot e delle sue quotidiane truffe, ci dice di un mondo che può essere buono, di un mondo, anche nel nostro presente, in cui si può scegliere di ignorare la malvagità, il sotterfugio, la corruzione.

Se Pippo nasce come gregario, in questa serie diventa un gigante.

© 2017 CINEVECIO e Gaspare Battistuzzo Cremonini. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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