martedì 20 giugno 2017

DISOBBEDIENTI INNAMORATE : tre giovani libere a Tel Aviv

In Between (Nel mezzo) è il primo film della giovane regista palestinese Maysaloun Hamoud che è stato premiato ai festival di Haifa, San Sebastian e Toronto ed è uscito quest’anno in Italia con il titolo Libere, disobbedienti, innamorate.

Le protagoniste sono tre giovani donne palestinesi che condividono un appartamento nella liberale e moderna città israeliana di Tel Aviv. Laila (Mouna Awa), una giovane donna forte e indipendente che di giorno lavora come avvocato penalista in un ambiente prevalentemente maschile e passa la sera vivendo liberamente la vita mondana di Tel Alviv; insieme a lei vive Salma (Sana Jammelieh), una ragazza omosessuale che lavora come barista e dj. Alle due si aggiungerà una terza coinquilina, molto diversa dalle precedenti: Nour (Shaden Kanboura), studentessa di informatica all’università, religiosa e fidanzata con un uomo estremamente conservatore.

Nonostante le enormi differenze che da una parte vedono le due giovani Laila e Salma, le quali hanno adottato uno stile di vita occidentale e abbandonato le tradizioni e la religione, e Nour che invece rimane fedele alla sua famiglia e al suo credo, tutte e tre hanno uno stretto legame che unisce la loro condizione: sono donne che vivono in una società che, nonostante le apparenze, rimane ancora fortemente patriarcale. E come se non bastasse fanno parte di quella minoranza araba in una società per maggioranza ebrea, dove anche il solo parlare arabo crea fastidio in alcuni, sebbene tale lingua sia idioma ufficiale dello Stato israeliano insieme all’ebraico. Anche questo fattore le discrimina e non permette loro di sentirsi veramente parte della società in cui vivono.

Può sembrare che Laila e Salma siano libere, ma in realtà rimangono giudicate ed ostracizzate dalla società che non accetta il loro stile di vita. Salma non può essere libera di vivere la sua omosessualità senza che la sua famiglia la rifiuti, e Laila non può vivere con un uomo che non la giudichi o che accetti con tranquillità le sue scelte di vita. “Non siamo mica in Europa”, viene rinfacciato a Laila dal suo ragazzo, frase che esplicita il confine tra due mondi ancora assai distanti tra di loro. Nel mondo arabo c’è un prezzo che una donna deve pagare se decide di vivere secondo le sue regole. Lo stesso vale per Nour, che invece incarna l’immagine tradizionale della donna sottomessa al volere dell’uomo, il suo fidanzato, che pretende di decidere per lei quale sia il modo migliore in cui debba vivere. Sebbene anche lei decida di liberarsi da quell’opprimente figura maschile, non si sentirà mai completamente libera, ma finirà nello stesso limbo in cui vivono già le sue coinquiline.
© Yaniv Berman


Come afferma la regista in una sua intervista, non è la provenienza religiosa ma la tradizione culturale il motivo dell’intolleranza con cui devono fare i conti le tre protagoniste. Ebrei, cristiani, musulmani, nessuna differenza, tutti fanno parte di una cultura che giudica le donne che vogliono essere libere. Bar Bahar, titolo originale del film, che significa Tra mare e terra, racchiude in sé il significato della condizione delle tre giovani donne, non più legate al loro ruolo tradizionale ma neppure accettate completamente dalla società in cui vivono, così che rimangono come sospese tra due mondi.

© 2017 CINEVECIO e Irene Zorzi. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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