domenica 16 luglio 2017

1974 vs 2013 : e se il 'vecchio' Gatsby avesse molto da insegnare al 'nuovo' ?

Ogni estate, da qualche anno a questa parte, in auto, a casa o al centro commerciale, ci capita di riascoltare le famose strofe cantate da Lana del Rey Will you still love me when I’m no longer young and beautiful? e di ripensare a quella scena vista e rivista ancora nella quale Leonardo Di Caprio e Carey Mulligan, nelle vesti di Gatsby e Daisy, giocano e si divertono tra i mille sfarzi del castello di Gatsby. Ma... che fine ha fatto la dolce inquadratura nella piccola cabina armadio di Robert Redford?

Sarebbe interessante fare un piccolo confronto tra il "vecchio" e il "nuovo” Gatsby, capire cosa il tempo ci abbia regalato o sottratto e si può farlo iniziando proprio dalla protagonista.

La Daisy dagli azzurri occhi del 1974 (Mia Farrow) appare più ingenua e sa evidenziare meglio i grandi sbalzi d’umore del personaggio, mentre la Daisy dagli occhi castani (Carey Mulligan) sembra più dinamica e passionale. Si pensi ad esempio alla sequenza in cui Tom, il marito di Daisy, riceve una telefonata da parte della sua amante mentre sono tutti seduti a tavola e, invece di ignorarla, si alza e abbandona gli ospiti: la reazione della “vecchia” Daisy è sorridere e fare come se niente fosse, poi assentarsi un momento e ritornare guardando l’orizzonte e folleggiando su come sia soave il canto degli uccellini. La “nuova” Daisy, invece, si assenta per poi tornare a tavola, leggermente turbata, e conclude la serata con un monologo su come per una ragazza essere intelligente non sia affatto un punto a favore e su come le cose belle e preziose svaniscano sempre in fretta. Forse un po' troppo filosofico per una giovane aristocratica degli anni '20?


Per quanto riguarda Gatsby, Redford lo interpreta in modo pacato, talvolta quasi distaccato, perdendo un po’ quella potenza emotiva che invece è fortissima nell’interpretazione di Di Caprio, soprattutto veicolata negli sguardi verso Daisy. Queste differenze si notano principalmente nella sequenza che ritrae tutti i protagonisti in una stanza del Ritz a New York in un caldo pomeriggio estivo: si accende una discussione tra Tom Buchanan, il marito di Daisy, e Gatsby il quale fa notare al rivale che la bella ragazza lo ha sposato solamente in quanto lui da giovane era povero e non aveva i mezzi per renderla felice ma Tom ribatte prontamente dicendo che tra i due vi è sempre stata una differenza di sangue. Nella versione del 1974 Gatsby non si smuove dalla sedia per tutta la discussione, mantenendo un tono moderato  e non appena si alza Daisy scappa nella hall dell’hotel; la discussione che coinvolge il Gatsby/DiCaprio  è invece molto più accesa, i due sembrano molto arrabbiati e il protagonista perde il controllo, gettando a terra vassoi e bicchieri, rischiando di ferire Tom: una reazione forse esagerata ma sicuramente molto più carica di pathos.


Nel film di Baz Luhrmann del 2013 la città è più illuminata, i grattacieli sono più alti e le feste sono più sfarzose ma la musica è assordante, gli abiti troppo carichi di paillettes e le auto corrono troppo veloci, così si perde l’autenticità dello spirito dei pur ruggenti anni ’20 nei quali dovrebbe essere ambientato il racconto; nella versione del 1974 di Jack Clayton il ritmo è più lento, nella musica di sottofondo si sentono suonare principalmente strumenti a fiato e le decorazioni della casa di Gatsby sono più modeste e autentiche per quella che poteva essere una villa di campagna americana dell'epoca.


Sono entrambi dei film potenti che assorbono e ripropongono lo zeitgeist del periodo in cui sono realizzati, conferendo sfumature diverse ad una storia che resta pur sempre tra le fondanti della letteratura americana. 

© 2017 CINEVECIO e Giovanna Marella. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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