martedì 22 agosto 2017

GLI AMANTI DEL CIRCOLO POLARE: il sole di mezzanotte

Gli amanti del Circolo Polare è un film del regista spagnolo Julio Medem del 1998. La trama appare semplice: il film racconta una storia d’amore tra due giovani, Otto (Fele Martinez) e Ana (Najwa Nimri), dall’infanzia alla prima età adulta. Incontratisi la prima volta per caso dopo scuola, i due bambini si rivedono poi ogni giorno nel tragitto in macchina da scuola a casa quando il padre di Otto comincia una relazione con la madre di Ana, per poi andare a vivere sotto lo stesso tetto come fratellastri, quando i genitori si risposano tra di loro.

Una narrazione particolare vede l’alternarsi della voce dei due protagonisti, Ana e Otto, che raccontano i vari capitoli in cui il film si divide. Con questo speciale espediente che il regista decide di adottare, la semplice trama acquista più sfumature e prospettive, diventando una narrazione introspettiva che segue la crescita di entrambi i protagonisti in rapporto l’uno con l’altro.

L’amore che sanno provare Ana e Otto sembra distinguersi da quello di tutte le persone che li circondano. Impossibile non notare le differenze tra i genitori o i maestri all’apparenza follemente innamorati, che si separano e si risposano più volte e sembrano poter smettere di amare, e dall’altra parte Otto e Ana che non smettono mai di amarsi anche se ad un certo punto le loro vite sembrano separarsi.

Tra le vite di Otto e Ana c’è un intreccio che lega, dettato dalla casualità, come crede Ana, o dal destino come invece pensa Otto. Tutto il film è costellato da reiterazioni nella vita dei protagonisti e nelle trama come a sottolineare e rendere concreto il filo che lega le casualità tra di loro, donandogli così un significato. 
I nomi di entrambi sono, non per caso, palindromi, cioè si posso leggere al contrario senza che cambino, e ciò lì unisce fin dall’inizio.

Casualità o destino, a seconda di come si voglia leggere la propria vita, uniscono, allontanano, fanno ritrovare ciò che si credeva distante o passato. Quello che però non fanno mai, è spengere l’amore tra Otto e Ana, che anche se lontani geograficamente sembrano essere ugualmente vicini, persi nel ricordo l’uno dell’altra e nella speranza, o meglio nella convinzione che la vita farà incrociare ancora le loro vite. Il Circolo Polare, dapprima un luogo affascinante letto in un libro di geografia, sarà sempre il centro geografico e ideale del legame indissolubile che li lega; un luogo solitario in cui una volta l’anno il sole non tramonta, come l’amore dell’uno per l’altra.


Molto di più che una storia d’amore o un film sentimentale, Medem con questo film cerca di creare una propria immagine della vita che appare come un susseguirsi di eventi casuali che nel corso del tempo si legano tra di loro e acquistano significato, andando a continuare una storia già iniziata molto prima. Il destino sembra guidare lo scorrere del tempo e il susseguirsi degli avvenimenti, lasciando poco spazio ai protagonisti per essere i veri artefici della propria vita. Come Ana, giunta al Circolo Polare Artico, aspetta sola seduta su una sedia mangiando un panino nella notte in cui il sole non tramonta, attendendo il prossimo avvenimento della sua vita, ovvero la prossima grande casualità, come se sapesse già ciò che accadrà, come se conoscesse già il corso della sua vita.


Un film che trasporta lo spettatore con sé in un mondo che con il suo tono surreale sembra avere poco a che fare con la realtà che conosciamo noi, ovvero quella realtà che circonda Otto e Ana e poco sa del circolo polare. 

© 2017 CINEVECIO e Irene Zorzi. RIPRODUZIONE RISERVATA.

Nessun commento:

Posta un commento