sabato 30 settembre 2017

Comics : VIOLA GIRAMONDO di Stefano Turconi e Teresa Radice

Capita talvolta di imbattersi in un’opera d’arte, sia essa un libro un film un quadro, che sembra impossibile avere ignorata fino a quel momento e si arriva a chiedersi: ma dove è stata sino ad ora? Perché non ne sapevo nulla? Possibile che sia scivolata via senza farsi notare?

E’ il caso di Viola giramondo (2013), edizioni Tunué, una bellissima graphic novel di Stefano Turconi (disegnatore) e Teresa Radice (sceneggiatrice). E forse prima di cominciare a parlare del loro lavoro val la pena dire che Viola è il nome della loro figlioletta e che loro sono anche i geniali inventori della serie disneyana di Pippo reporter, un esperimento vintage di grande cultura e raffinatezza.

Conosciutisi nella fabbrica dei sogni per eccellenza, la Disney, Turconi e Radice si sono uniti prima professionalmente e poi sentimentalmente. Senza ombra di dubbio, nel panorama italiano attuale sono due individualità artistiche da tenere d’occhio: non solo in ambito disneyano sono stati capaci di cogliere perfettamente le caratteristiche classiche dei personaggi, ma con il loro Pippo anni ’20 hanno ampliato dei lati di quei caratteri che forse erano stati sempre lì ma che molti di noi non avevano mai intravisto.

Con Viola giramondo escono dal mondo dello zio Walt e ne costruiscono uno tutto loro, altrettanto entusiasmante e ricco di spunti. Viola Vermeer è una ragazzina un po’ speciale: figlia della donna cannone del Cirque de La Lune e del marito di lei, un ex entomologo di fama ora ammaestratore di insetti, si sente sempre fuori posto, scansata dalle compagne di scuola e presa di mira da una professoressa che non può capirla.


In una Parigi solare e dai colori pastello che ricorda da un lato la fortunata serie Rai Loulou de Montmartre e dall’altro la Ville Lumière della grande esposizione universale del 1889 immortalata ne Il mistero della Pietra Azzurra di Hideaki Anno, Viola incontra un outsider come lei, un ‘corto’ signore di buona famiglia che fa il pittore con alterne fortune e che si porta dietro il nome altisonante di Henri de Toulouse-Lautrec.

Insieme all’irregolare Henri Viola comincia a comprendere che non è lei ad essere strana ma è il mondo ad essere eccessivamente normale. Lei che ha uno zio energumeno e burbero (Arsène, il direttore del circo) che però la adora, lei che passa tutto il giorno con Samir, un bimbo siriano che parla con il suo gibbone Sindbad, lei che ha un nonno adottivo tibetano, Tenzin, che è un po’ sciamano e un po’ burlone.

Se è vero che alcune persone sono così povere che hanno solo il loro denaro, allora Viola Vermeer è ricchissima: ha una grandissima famiglia allargata e si sposta in luoghi sempre diversi al seguito del carrozzone del circo. Così il secondo capitolo di questo pregevole comic book ci porta in America, al confine con il Canada, dove uno sbadato direttore di conservatorio aiuterà Viola e gli altri a far passare la frontiera a Hiawatha, un giovane pellerossa clandestino nella sua stessa patria.

L’ultima delle tre storie, invece, è quella in cui Viola dovrà confrontarsi con la perdita, l’abbandono e il lasciar andare. Nonno Tenzin giunge alla fine del suo cammino, ormai novantenne, ed il circo tutto – persino il burbero Arsène o forse, come spesso accade, lui proprio in prima fila, - decide di tornare in Tibet per dare degna sepoltura al vecchio. In quelle terre più antiche del tempo Viola imparerà che tutto scorre, tutto muta e nulla si perde se si ha tempo per trattenere ciò che nella vita c’è di importante da serbare.

Stefano Turconi ha un tratto davvero eccezionale. Se già in Pippo reporter si notava un amore filologico verso mondi passati e studiati con cura, in questi disegni – resi a pastello, quasi fossero opera di Viola, - c’è una maestria che deve essere riconosciuta: basti citare il tappeto persiano con le avventure de Le mille e una notte nella seconda storia, o magari la raffinatezza con cui è reso l’ambiente – di per sé equivoco, - nel quale si muoveva Toulouse-Lautrec. Tutto con grande capacità ma senza mai prendersi troppo sul serio o perdere la sincera e gustosa ironia che pervade il racconto.


E qui i meriti vanno a Teresa Radice ed alla sceneggiatura che è gestita con una attenzione più cinematografica che fumettistica al montaggio, agli stacchi ed ai raccordi, ai primissimi piani ed ai campi lunghi che divengono più didascalici di qualsiasi dialogo.

Viola giramondo è un mondo in sé stesso: attingendo a tanta letteratura ed a tanto cinema (basti pensare ai flashback nei quali il maestro Dvoràk ripensa alla sua vita in Cecoslovacchia, resi con sequenze che sembrano uscire da un film di Karel Zeman) i due autori riescono a creare un universo conosciuto e sconosciuto ad un tempo, un ambiente in cui ci sentiamo a casa ma in cui, allo stesso tempo e come Viola, abbiamo voglia di scoprire nuove realtà.

Ci sono campi lunghissimi che potrebbero essere dei frame da Sentieri selvaggi, inquadrature della Carnagie Hall che ricordano Martin Scorsese ed il suo L’età dell’innocenza, ma sempre senza la pesantezza della citazione, piuttosto tenendo a mente la voglia che il pubblico, giovane e non, giochi con la cultura e con essa si diverta come fanno i due autori.

E’ un libro per bambini? Senza dubbio. Come possono esserlo però le lettere di Seneca a Lucilio: è disegnato e colorato ma è più profondo di tanta carta stampata a lettere nere. Senza voler essere esagerati si può ben considerare Viola giramondo come una piccola summa filosofica cui si è data la forma del fumetto. A volte denso, altre leggero e leggiadro, questo libro va’ serbato con cura nello scaffale in cui teniamo i testi da rivisitare spesso.


© 2017 CINEVECIO e Gaspare Battistuzzo Cremonini. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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