giovedì 26 ottobre 2017

FORTUNATA (Sergio Castellitto) : il sogno di un’esistenza migliore

Fortunata è il titolo del nuovo film di Sergio Castellitto presentato al Festival di Cannes che prende il nome dalla protagonista, la quale, al contrario, non sembra essere proprio fortunata nella vita. Interpretata da Jasmine Trinca in modo magistrale tanto che tale prova le è valsa il premio come miglior attrice nella sezione Un certain regard del festival, Fortunata è una giovane madre single con un passato e un presente tormentato, prima da ragazza e poi come donna ha dovuto imparare a cavarsela da sola.
Senza sosta corre da un capo all’ altro dei quartieri suburbani di Roma con il suo trolley da parrucchiera a domicilio per riuscire a raccogliere abbastanza soldi al fine di aprire un salone. Non riesce a fermarsi un attimo per guardare la sua bambina se non alla sera nel lettone matrimoniale, dove si addormenta sfinita. Ma non è la tipica storia della madre che, sommersa dal lavoro e dai suoi sogni, non ha tempo di seguire la figlia e la trascura: Fortunata ama immensamente sua figlia e tutto il correre senza mai fermarsi è solo per loro due.
Sceneggiatura scritta da Margaret Mazzantini, cresciuta anche lei nella periferia di Roma, si ispira agli scenari della sua vita per raccontare quella realtà tra decadenza e mutamento dei quartieri periferici attraverso la storia di una madre forte e tenace che ama la vita e la rincorre continuamente nonostante tutto e tutti intorno a lei sembrino spingerla verso il basso. Sia la mamma che la bambina appaiono quasi dimenticate come del resto tutta la periferia in cui vivono, che si mostra ormai quale un’antica rovina romana in decadenza.
Ma l’apertura del negozio purtroppo è ancora un progetto in costruzione, è un sogno, e i problemi si accumulano e Fortunata non riesce a gestire tutto da sola, se si conta anche che l’ex marito è un uomo geloso e possessivo che non vuole altro che avere ancora il controllo su di lei e sulla sua vita.

La bambina trascurata dalla madre e anche dal padre, che in realtà non c’è mai per la figlia, viene mandata dai servizi sociali da uno psicologo, Stefano Accorsi, che si innamorerà di Fortunata e finirà per trascurare anche lui la piccola, preso da questo amore probabilmente un po’ ingenuo. Un uomo molto legato, forse troppo, alle regole della società e dell’albo per capire veramente Fortunata e la sua travolgente e impulsiva maniera di affrontare la vita, caratterizzata dal ragionare poco con la logica a dispetto spesso delle regole e di ciò che sembra giusto.

Continui riferimenti al mito di Antigone percorrono tutto il film, diverse Antigoni sembrano attraversare la storia, ma forse nessuna riesce ad interpretarla meglio di tutte se non Fortunata. Non è l’atto del suicidio di Antigone quanto lo scavalcare le regole e le leggi imposte ciò che conta in questa storia: metafora di Fortunata e del suo modo di opporsi alle convenzioni e alle regole e a pensare con il cuore.
© 2017 CINEVECIO e Irene Zorzi. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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