domenica 25 febbraio 2018

SerieTV - SUBURRA : un prodotto (quasi) moderno nel panorama italiano

Presentata in anteprima a Venezia74 con le due prime puntate e prodotta da Cattleya e RaiFiction, la serie rappresenta il primo originale italiano per Netflix e riprende la storia dell'omonimo film uscito nel 2015 che a sua volta si rifà al libro di Giancarlo De Cataldo
Sullo sfondo di una Roma di una decina di anni fa si mettono in scena le vicende e i traffici legati a due famiglie mafiose, una originaria di Ostia, l'altra, una vera e propria gens di zingari, i cui personaggi principali - Aureliano Adami e Alberto "Spadino" Anacleti- sono probabilmente i migliori interpreti della serie (forse anche perché già rodati dalla medesima interpretazione nei rispettivi ruoli nel film originario), vere buone notizie per il cinema italiano; le loro storie si intersecano, per forza di cose, con il vero padrone della criminalità romana, Samurai, personaggio che sembra gestire un impero fatto di notevoli interessi e che per questo dovrà tessere difficili tele tra criminali di basso livello, politici più o meno facilmente corruttibili e le alte sfere del Vaticano. Ad aiutarlo c'è Sara, donna borghese di alto livello ma capace di tutto per raggiungere i propri scopi, che tradisce il proprio marito con il giovane Gabriele "Lele", ragazzo universitario figlio di un poliziotto.

La storia ha un ritmo narrativo accattivante (con un interessante flash-forward iniziale in ogni puntata), anche se sono proprio le prime due puntate (non ce ne voglia Michele Placido che le ha dirette) ad essere forse le più deboli, a differenza delle successive in cui i personaggi e i loro affari si definiscono e si intrecciano meglio: la serie ha un buon livello di credibilità nonostante le scene relative alle vicende in Vaticano siano abbastanza forzate, non perché non plausibili ma perché ricalcate su stereotipi che sanno di artefatto. In questo non aiuta l'interpretazione di Claudia Gerini (Sara) che risulta forse la più negativa tra tutti i personaggi, nonostante il suo ruolo sia forse il più difficile: altri invece risultano molto azzeccati (oltre ai due già citati protagonisti), in primis Francesco Acquaroli che interpreta Samurai, tanto calmo quanto spietato, ma anche Adamo Dionisi che interpreta il boss della famiglia di zingari Anacleti, il cui passato nella vita reale legato a vicende di droga e alla relativa condanna (oltre ad essere stato un capo-ultrà della Lazio) lo hanno portato proprio in carcere a seguire progetti di teatro e a ridefinirsi attore. 

Le location sono quasi sempre azzeccate, fra le varie la villa padronale del clan degli zingari, troppo kitsch per non essere vera, e i diversi scorci romani che fanno la città vera protagonista della serie: sì, perché in realtà si ha quasi la percezione che sia proprio Roma sullo sfondo a determinare i personaggi e le loro vicende, una città che è tutto e il contrario di tutto, luogo unico dove palazzi intrisi di storia e resti archeologici si mischiano con periferie degradate, capitale a tutti gli effetti di due stati dove da sempre si scontrano e intrecciano il potere politico e quelle ecclesiastico, città che assume quasi vita propria. Ad evidenziare fin dall'incipit tutto ciò c'è la sigla scritta, o meglio ricamata, da Piotta (non poteva essere altrimenti) che dichiara fin da subito quanto Roma "ti inghiotte...un gigante che ti culla tra le urla...ti compra, ti vende, ti innalza, ti stende..."; sigla che si rende ancora più appetibile perché accompagnata da una grafica che con un gioco di san pietrini va a delineare il titolo.

Si può dire pertanto che il risultato sia sostanzialmente ben riuscito e piacevole da vedere nonostante qualche intoppo nello sviluppo, qualche banalità di troppo e incertezze nel procedimento, ma finalmente riusciamo a godere un prodotto italiano che parla di Italia in maniera abbastanza moderna, che cerca di affrancarsi (anche se non ci riesce del tutto) dal mondo della fiction italiana, con dei buoni giovani attori nuovi e ci lascia la voglia e la curiosità di vedere anche la seconda stagione, centrando quindi l'obiettivo di qualsiasi vera serie.

© 2018 CINEVECIO e Sante Battistuzzo. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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