domenica 1 aprile 2018

PEAKY BLINDERS : si torna vivi da una guerra?


Immaginate di prendere un cane già abituato a doversi procacciare il pane per suo conto, un randagio; immaginate di incattivirlo con privazioni e sofferenze d’ogni sorta al fine di favorirne l’aggressività; immaginate di usarlo per quattro lunghi anni, tenendolo sulla corda della vita e della morte, come un’arma mortale finché uccidere non diventi l’unico tratto certo del suo esistere. Ora fate finta di riportarlo a prima e ditegli che deve dimenticare tutto, che deve darsi una calmata, che è tutto tornato normale.

Se riuscite a rispondervi su come reagirà il povero animale, avrete capito non solo le gang inglesi (ma se è per questo tedesche, ungheresi, francesi) del primo dopoguerra ma anche – e forse questo suona più scandaloso, - le squadracce fasciste dei primi anni ’20. Che tragedia immane fu la Grande Guerra possiamo solo immaginarlo e, probabilmente, ricostruirlo per evidenze negative, riandando con calma a misurare i solchi che quel conflitto lasciò nella società europea e nelle anime delle persone, al fronte e a casa.

Di questo si occupa la bellissima serie Peaky Blinders (2013-presente) scritta e ideata da Steven Knight, prodotta dalla BBC e distribuita online da Netflix. Non di malavita, non di gangster in senso stretto, non di delinquenti che pure lo sono eccome: decide di raccontare cosa è stato il ritorno a casa dopo la più grande carneficina della storia contemporanea, quale sia stato l’impatto di un simile evento (sindrome post traumatica da stress, diremmo oggi) sulla mente di chi vi prese parte.

E’ così per Arthur Shelby (Paul Anderson), il più grande della famiglia Shelby che vive in uno slum di Birmingham. Ha il cervello completamente bruciato, se l’è giocato nelle gallerie che i soldati semplici erano costretti a scavare sotto le trincee, per aggirare una guerra di posizione estenuante e senza vincitori. Ma quelle gallerie perseguitano anche Tommy (un magistrale Cillian Murphy), il secondogenito degli Shelby che torna a casa trovando nell’oppio l’unico conforto all’immagine di un drappello di soldati tedeschi che sembra voler perforare il muro della sua camera da letto ogni notte.

Tommy è quello che si prende sulle spalle tutta la baracca. Non che lo voglia, evidentemente, ma non c’è nessun altro. La splendida e quasi greca figura della zia Polly (Helen McCrory), donna indurita dalla perdita dei figli per indigenza, non è sufficiente – ora che tutti gli uomini sono tornati dal fronte, - a mandare avanti le attività della famiglia: scommesse illegali, contrabbando di sigarette, protezione agli esercenti locali.

Cherchez la femme, dicono i teorici della buona sceneggiatura ed in effetti è con l’entrata di Grace (Annabelle Wallis) nel giro degli Shelby – arriva come cameriera ma è un’infiltrata dell’oscuro ispettore Chester Campbell (Sam Neill) – che le cose si complicano. Perché se Tommy va con le prostitute per concedersi quei conforti che possano placare le voci che sente nella testa, certo non è disposto ad amare nessuna: ma Grace, nel tipico modo che solo la crudele ironia della vita riesce sempre ad escogitare, così diversa da lui per estrazione ed abitudini riuscirà a diventare il suo grande amore.

Solo che non c’è grande amore senza perdita. L’amore di Tommy Shelby non può essere un sentimento borghese, misurato, corretto, civilizzato, quotidiano: Grace viene scoperta e sebbene le sia risparmiata la vita, è bene che se ne vada il prima possibile dal reame dei Peaky Blinders. Una settimana. Il tempo che Grace concede a Thomas per decidere se seguirla in America. E Thomas non va.

Ma come potrebbe? Come può un uomo che ha visto la morte sulla Somme e non ha fatto un passo indietro, come potrebbe un uomo abituato a lavorare nelle condizioni peggiori abbandonare le persone che dipendono da lui, lasciarle sole nella guerra del vivere quotidiano, quella guerra che accolse i poveri al ritorno da quella più grande scatenata dai ricchi? Se Grace ama Tommy per quel che lui è, sa che non può fare altrimenti. Non può giocare al golf la domenica o andare a Nizza in vacanza, se Tommy si gira anche solo un attimo, il suo piccolo angolo di salvezza è perduto per sempre, preso da qualcuno che magari ha più fame di lui.

Ispirata alla vera gang vittoriana dei Peaky Blinders, divenuti leggendari perché cucivano lamette di rasoio nei risvolti dei berretti, pronte all’uso per – si dice – accecare gli avversari o più probabilmente semplicemente per ferirli in velocità, la serie dimostra sin dal pilot una qualità che spesso solo la BBC è in grado di garantire. Scritta con grande maestria, non solo ha dei dialoghi da romanzo ma presenta dei tempi drammatici esemplari che la potrebbero assimilare ad un lungometraggio vero e proprio.

I caratteri sono studiati nel dettaglio: Arthur e la sua ormai belluina incapacità a controllare la voglia di uccidere; la durezza difensiva di Polly, donna che ne ha viste troppe persino per raccontarle; il coraggio di Grace nel perseguire un amore pericoloso ed infine il fato di Tommy, difficile ed imperscrutabile uomo, destinato a trovare l’amore nel momento in cui la sua anima è ormai troppo annerita per poter decidere di salvarsi seguendolo.


Una parola va spesa anche per le ambientazioni, tutte scovate nello Yorkshire di cui sembra possibile respirare la nera fuliggine, il freddo e la nebbia che ti penetra le ossa gelandoti lo spirito. Perfetta la ricostruzione degli ambienti della working class britannica, quelle casettine a schiera con il nerofumo di anni depositato alle finestre e la carta da parati stinta, tutte provviste, però, di una foto di Sua Maestà il Re.

In effetti questa serie è anche un grande affresco della dignità della working class inglese. Se altrove le classi povere tendono ad appiattirsi in un informe minestrone di degrado e sporcizia, il quarto stato inglese ha sempre rivendicato una sua peculiarità ed una sua fierezza difficilmente comprensibile a noi continentali. Se un operaio d’altoforno non vuole bere con un Lord non lo fa perché si sente inferiore ma perché non mischia le due tribù e pensa, al fondo, che la sua sia la migliore.

We will remember them, dicono gli inglesi ogni novembre, quando ricordano i caduti della prima guerra mondiale. 'Noi che abbiamo potuto diventare grandi grazie al sacrificio di coloro che non poterono, li ricorderemo': Peaky Blinders prova a ricordare anche chi da quell’inferno tornò.

© 2018 CINEVECIO e Gaspare Battistuzzo-Cremonini. RIPRODUZIONE RISERVATA.