domenica 30 settembre 2018

Quando l’ANTAGONISTA è il motore della storia


Spesso ciò che dispiace, fa male, provoca dolore, ci dà fastidio, ci indispettisce, non ci piace è poi fondamentalmente ciò che ci permette di migliorare, raggiungere più alti traguardi, comprendere, ragionare e in definitiva maturare.

Le storie che andiamo a vedere al cinema non sono diverse dalla vita reale e sono, di norma, delle storie di formazione: il protagonista, o l’Eroe, intraprende un viaggio per raggiungere un obiettivo. A prescindere dal successo dell’impresa, che può esserci ma può anche latitare fino a mutare le aspirazioni del protagonista, l’Eroe giunge alla fine del viaggio con un nuovo bagaglio di conoscenza, nuove visioni circa la vita e la morte e nuovi obiettivi.

Ma basta l’ambizione del protagonista? E’ sufficiente la motivazione dell’Eroe a condurre innanzi la nostra trama? Se in alcuni casi, rari, ciò è plausibile, nella maggior parte delle narrazioni abbiamo bisogno di un agente disturbante, un nemico, che si incarichi di mettere in difficoltà il protagonista al fine di costringerlo a superare quei limiti che la quotidianità impone e che il viaggio nel Mondo Straordinario permette invece di annullare.

Un caso interessante in questo senso è il film Rush (2013) di Ron Howard, un vero e proprio piccolo saggio cinematografico sul ruolo funzionale e salvifico dell’Antagonista.

Convenzionalmente si potrebbe decidere di vedere Nikki Lauda come vero protagonista della storia, se non altro perché è il narratore che fornisce la cornice agli avvenimenti. Tuttavia con lo svolgersi del racconto diviene sempre più difficile ritenere che attore principale non sia anche James Hunt, l’eterno rivale di Lauda nella conquista del titolo di campione del mondo di Formula 1.

Analizzando a fondo la struttura della storia è possibile notare che lo sceneggiatore Peter Morgan (The Queen, L’altra donna del Re, Hearafter, The Crown) ha inteso creare un sistema del tutto sui generis: non c’è un Eroe che lotta contro il suo Antagonista ma piuttosto una coppia di Eroi che di volta in volta svolgono il ruolo di Antagonisti l’uno dell’altro. Sostanzialmente una trama chiastica che funziona proprio perché ogni mossa da Eroe riceve una risposta da Antagonista e viceversa, muovendo in avanti il racconto con armonia e dinamicità.


Appena Hunt apprende che Lauda si è ‘pagato’ l’ingresso in Formula 1, anche lui smania e fa di tutto per lasciare la Formula 3 e seguirlo nella serie più alta, come attratto magneticamente da un duello che prima di essere sportivo è personale, un confronto tra due modi di essere e di vivere.

Tanto Lauda è meticoloso, aritmetico, preciso e dedito al lavoro, tanto Hunt è godereccio, incostante, disimpegnato, incapace di obiettivi. Sono due visioni della vita che si contendono il favore del pubblico sugli spalti e dello spettatore oltre lo schermo: sono però al contempo complementari perché ogni volta che Hunt eccede nei bagordi vorremmo tornare a Lauda e ogni volta che Lauda si dimostra meschinamente impiegatizio vorremmo riprendere la joie de vivre di Hunt.

D’altra parte qualsiasi storia che ambisca a costruire un Antagonista che funzioni non può tralasciare il fondamentale aspetto del doppelgänger, del doppio: ogni Antagonista deve essere la proiezione del lato oscuro (Darth Vader è appunto paradigmatico) dell’Eroe. Ben lo comprese appunto Lucas che, seppure molto avanti nella storia, si premurò di dirci che quella fenomenale Figura Ombra che è Darth Vader non solo assomiglia a Luke Skywalker ma ne è, addirittura, il padre ossia, potremmo dire, una sua proiezione oltre che archetipica davvero genetica.

La parte centrale del film di Howard, vale a dire il vero e proprio Viaggio dei due eroi, culmina con un midpoint notevolissimo che non può essere se non uno spartiacque: l’incidente di Lauda che lo lascia sfigurato ma gli permette di divenire più consapevole (anche rispetto al rivale Hunt) che nella vita ci sono valori più alti della fama, del successo, della sconfitta del nemico.

Sebbene l’azione del film risalga verso il climax finale con il Gran Premio del Giappone, sin dal midpoint dell’incidente è a tutti ben chiaro che nulla è come prima. Per Lauda, certo, che antepone anche visivamente il volto della moglie Marlene alla sfida mortale al suo avversario ma anche per Hunt, colto a malmenare un giornalista che si era permesso di fare una domanda sgradevole a Lauda circa il suo aspetto fisico post incidente.

Infine che i due Eroi-Antagonisti siano necessari l’uno all’altro ce lo dice lo stesso Lauda, nella scena conclusiva del film. Di scalo in un aeroporto con le consuete ragazze al seguito, Hunt incontra Lauda che ormai è divenuto appassionato pilota d’aerei: i due si confrontano, si beccano come al solito ma infine Lauda riconosce che l’unica immagine che l’ha tenuto in vita durante le estenuanti cure mediche per le ustioni riportate è stata quella di Hunt che vinceva le gare in sua assenza. Come a dire che nessuno può fare l’Eroe senza un degno Antagonista.

© 2018 EDIZIONI CINEVECIO e Gaspare B Cremonini. RIPRODUZIONE RISERVATA.

mercoledì 26 settembre 2018

Appunti sulla figura del MENTORE

Quando si prende in esame il viaggio che un eroe di fiction compie verso il raggiungimento della propria maturità, è indispensabile tener conto anche della figura che maggiormente fa da specchio al protagonista del racconto. Sia che si voglia decodificare una storia, un film, una striscia a fumetti o che magari ci si accinga a scrivere la sceneggiatura del prossimo successo al botteghino, si deve per forza fare i conti con la figura del Mentore.

Se già Dante Alighieri fece di Virgilio la spalla sulla quale costruire l’intero castello – complessissimo e ricchissimo di letture a vari livelli, - della sua Commedia, si dovrebbe realizzare con facilità come sia centrale nella narratologia la presenza di una figura di consigliere. Il Mentore è appunto questo, qualcuno che si prende in carico l’Eroe e cerca di consigliarlo e di fargli apprendere tutta la sua conoscenza: in questo modo l’Eroe diviene addirittura, in alcuni casi, l’erede del Mentore, specie quando questi è, per ragioni di costruzione della storia, tolto di mezzo in funzione della trama.

Il Mentore è un personaggio che sembra avere un diretto contatto con la divinità, ha potenzialità spesso magiche che gli permettono di camuffarsi secondo le necessità (in ciò apparentandosi al Mutaforma), ha in definitiva un ruolo fortemente psicologico nella vita dell’Eroe, assumendo una funzione maieutica che permette all’Eroe di scovare dentro di sé ciò che gli serve per portare a compimento la sua missione.

L’aiuto che il Mentore fornisce è di due tipi. In prima istanza c’è appunto l’aiuto psicologico, quello che lavora a livello intellettivo e che risulta invisibile ai più (per esempio, le facoltà di controllo mentale dimostrate da Obi One Kenobi all’arrivo con Luke a Mos Eisley, in Star Wars IV); in seconda battuta l’aiuto può concretizzarsi, ed accade assai spesso, in qualcosa di concreto e prendere pertanto la forma del dono, elemento di antichissima origine mitologica, che serve all’Eroe per sbloccarsi o per vincere in una battaglia particolarmente complessa (è Obi One, in definitiva, a donare a Luke la spada laser che era stata del padre).

Il Mentore però, contrariamente a quanto si possa pensare, non assume sempre le sembianze di un insegnante, di un vecchio saggio o di un anziano pacato e desideroso di trasmettere le sue conoscenze. Il Mentore è di per sé una figura versatile, può travestirsi e prendere temporaneamente le sembianze di un altro archetipo o, semplicemente, essere collocato in una posizione sociale e geografica del racconto che gli conferisce caratteristiche peculiari.

Per cominciare, possono esistere Mentori negativi. Sebbene il Mentore sia solitamente una figura positiva, nulla esclude che egli o ella possa essere semplicemente il vettore di una conoscenza positiva ma, quanto alla sua persona, essere negativo e distruttivo per l’Eroe. Un esempio tipico è la strega del mare Ursula ne La Sirenetta: senza di lei Ariel non otterrebbe le gambe che le permettono di avvicinare e conquistare Eric ma noi spettatori sappiamo bene che il contratto concluso dalla sensuale giovane sirena è un patto faustiano che può portare solo rovina, seppur non scevro da risvolti assolutamente utili.

Del resto, il Mentore quando non negativo può essere almeno riluttante, come accade in molte storie nelle quali l’Eroe è costretto ad inseguire il Mentore al fine di ottenere gli insegnamenti che sente gli servano per la propria missione. Un caso visivamente emblematico è quello di Dr Strange, precisamente nel momento in cui Stephen Strange siede fuori dalla porta di Kamar-Taj in attesa che l’Antico si decida a prenderlo come suo allievo e discepolo.

Talvolta il Mentore è riluttante perché anche lui non ha completato il suo viaggio dell’Eroe ed è rimasto bloccato in una delle fasi del suo percorso, divenendo infine scorbutico e negativo verso la vita, il mondo e spesso verso l’Eroe stesso. E’ un Mentore caduto. Un caso interessante è quello di Scoprendo Forrester, film di formazione nel quale il giovane ragazzo di colore Jamal vorrebbe diventare un grande scrittore e frequentare una scuola per ricchi: ad aiutarlo sarà lo scrittore misantropo William Forrester, un tempo famosissimo ma ora psicologicamente instabile e paranoico.


In alcune storie il Mentore è ricorrente, si tratta di un personaggio che interagisce con l’Eroe ogni volta che egli ne ha bisogno. Non è infrequente che in questi casi, spesso all’interno di prodotti seriali, il Mentore sia il latore dell’inciting incident della storia, che insomma giochi il ruolo di Messaggero oltre che di guida, dando il via al racconto. Tipico in questo senso è il ruolo di M nei film di James Bond.

Il Mentore può avere anche un risvolto fondamentalmente comico, come spesso accade nelle commedie, specie sentimentali, nelle quali il ruolo di guida viene affidato ad un amico o collega dell’Eroe che lo conosce molto bene e che presenta in sé delle caratterizzazioni di alta comicità ed eccentricità. Un esempio divertente da ricordare è quello di Birdie, la contabile della Libreria Dietro L’Angolo in C’è Post@ per Te: conosce la protagonista da quando è nata, la sa consigliare per il meglio ed è così eccentrica che parla con i defunti attraverso un antico medaglione quando non sostiene di aver avuto storie sentimentali con dittatori europei ormai nell’aldilà.

La declinazione in cui però il Mentore eccelle è senza dubbio quella del mago, la declinazione sciamanica. Come nei Tarocchi, dove il Mago viene rappresentato come un uomo in contatto con tutti e quattro i semi delle carte del mazzo (ossia con tutte le essenze dell’Universo), così nelle storie di questo tipo il Mentore è una persona che custodisce un sapere straordinario, inattingibile all’uomo comune. Si può trattare di un cavaliere Jedi come Obi One Kenobi, di un vero mago come Merlino ne La Spada nella Roccia o persino, ai nostri tempi, di uno scienziato come la Dottoressa Scott, virologa imbarca sulla Nathan James nella serie TV The Last Ship.

Qualsiasi forma esso assuma, è essenziale ricordare che un Eroe senza Mentore non può completare fruttuosamente il suo viaggio.
© 2018 EDIZIONI CINEVECIO e Gaspare B. Cremonini. RIPRODUZIONE RISERVATA.